Erica era una ragazza solare ma non le dispiaceva pensare alla solitudine.
I suoi giorni liberi erano più unici che rari ed Erica voleva in qualche modo staccare la spina da tutti i suoi impegni quotidiani e dalle persone da cui, ogni tanto, sentiva il bisogno di allontanarsi. Si divertiva a stare da sola.
Aveva delle file di libri a casa di cui non vedeva l’ora di scoprirne i segreti; inoltre aveva tantissimi lavoretti di casa da fare tra cui finire quel disegno ad acquarelli che poi sarebbe diventato il prossimo regalo di compleanno per la sua mamma.
La data odierna era ben calcata ed evidenziata sul suo calendario appeso in camera sua.
Fu in tarda mattinata quando si alzò dal letto con somma soddisfazione nonostante sapesse che l’ora fosse tarda. Arrivò a tentoni alla finestra per afferrare la cinghia delle tapparelle e tirò con forza.
La luce del sole esplose nei suoi occhi e quindi li socchiuse involontariamente per proteggersi ma doveva ritrovare i propri vestiti.
Erica osservò quindi l’orologio: “Le due del pomeriggio?” pensò confusa. Non aveva mai dormito tanto, anzi, dormiva sempre poco a causa degli studi.
L’appartamento era vuoto.
I coinquilini erano andati via nel fine settimana dalle rispettive famiglie ed Erica percepì un senso di libertà straordinario.
“Oggi potrei cucinarmi qualcosa di più raffinato del solito…” si bisbigliò per autoconvincersi ma poi scosse la testa e si preparò il suo pranzo standard: un’insalata di riso in scatola ed uno yogurt.
Dalla finestra della cucina Erica vide un cielo così azzurro che non gli parve vero.
La stagione calda era appena iniziata e la città le sembrò in pace con sé stessa senza il continuo trafficare di veicoli.
Quindi andò in camera, poi bagno, poi di nuovo in camera e poi, come se fosse presa da una frenesia incontrollabile, si preparò per uscire.
Fu poco curante nel prepararsi e finalmente si senti libera di indossare la sua tuta sportiva preferita che non avrebbe mai potuto indossare quotidianamente per le lezioni universitarie.
Prese il suo zaino per le gite fuori porta e ci mise dentro tre libri, due quaderni e tutto il contenuto della sua borsetta: “Oggi parco!” sorrise mentre cercava di sistemare il tutto in maniera logica ed ordinata.
Il parco era poco distante da casa sua ed ogni giorno, mentre andava a prendere il bus, volgeva il suo sguardo e il suo pensiero tra gli alberi e i prati. Ogni volta percepiva una specie di disagio o invidia nei confronti delle persone libere di passeggiare, correre, riposare in quell’immenso verde.
<<Evviva>> pensò quando varcò il marciapiede. Il parco era semideserto e questo la fece sorridere: <<Che bello>> e si tolse le scarpe per percepire, senza essere giudicata da nessuno, l’erba sotto i propri piedi.
Si rilassò come mai prima e camminò lentamente facendo però ben attenzione a dove mettesse i piedi per paura di calpestare qualcosa di pericoloso. Il solo pensiero le fece rimettere le scarpe.
Poi cercò un posto adatto a lei ovvero un luogo erboso con un poco di penombra delle fronde degli alberi.
Erica s’inginocchiò togliendosi lo zaino e controllò che il suo posto verde fosse pulito dalla sporcizia o che non ci fossero delle siringhe di drogati come suggeriva una sua vecchia paranoia e, quando capì di essere al sicuro, finalmente si rilassò.
Inspirò lentamente l’aria nei polmoni più volte e sollevò lo sguardo sotto quel cielo così azzurro che riuscì a rallentare tutti i suoi molteplici pensieri di preoccupazione quotidiana.
Erica si lasciò andare e si coricò prona immergendo anche la testa tra le decine di piccole foglie d’erba.
Si rilassò completamente.
Accese i suoi pensieri sulle percezioni di quel momento: la sofficità dell’erba sul corpo, il profumo leggermente pungente delle foglie d’erba, la leggera brezza di terra che spirava da terra verso il mare poco lontano.
Le venne in mente l’ultimo ricordo di un momento così rilassante e si rammentò divertita dello scorso inverno con gli amici a fare gli angeli sulla neve.
Lo stesso gesto fu istintivo e strofinò le braccia e le gambe sull’erba soffice per poi fermarsi come se volesse abbracciare l’intera terra.
Relax e pace.
I suoi giorni liberi erano più unici che rari ed Erica voleva in qualche modo staccare la spina da tutti i suoi impegni quotidiani e dalle persone da cui, ogni tanto, sentiva il bisogno di allontanarsi. Si divertiva a stare da sola.
Aveva delle file di libri a casa di cui non vedeva l’ora di scoprirne i segreti; inoltre aveva tantissimi lavoretti di casa da fare tra cui finire quel disegno ad acquarelli che poi sarebbe diventato il prossimo regalo di compleanno per la sua mamma.
La data odierna era ben calcata ed evidenziata sul suo calendario appeso in camera sua.
Fu in tarda mattinata quando si alzò dal letto con somma soddisfazione nonostante sapesse che l’ora fosse tarda. Arrivò a tentoni alla finestra per afferrare la cinghia delle tapparelle e tirò con forza.
La luce del sole esplose nei suoi occhi e quindi li socchiuse involontariamente per proteggersi ma doveva ritrovare i propri vestiti.
Erica osservò quindi l’orologio: “Le due del pomeriggio?” pensò confusa. Non aveva mai dormito tanto, anzi, dormiva sempre poco a causa degli studi.
L’appartamento era vuoto.
I coinquilini erano andati via nel fine settimana dalle rispettive famiglie ed Erica percepì un senso di libertà straordinario.
“Oggi potrei cucinarmi qualcosa di più raffinato del solito…” si bisbigliò per autoconvincersi ma poi scosse la testa e si preparò il suo pranzo standard: un’insalata di riso in scatola ed uno yogurt.
Dalla finestra della cucina Erica vide un cielo così azzurro che non gli parve vero.
La stagione calda era appena iniziata e la città le sembrò in pace con sé stessa senza il continuo trafficare di veicoli.
Quindi andò in camera, poi bagno, poi di nuovo in camera e poi, come se fosse presa da una frenesia incontrollabile, si preparò per uscire.
Fu poco curante nel prepararsi e finalmente si senti libera di indossare la sua tuta sportiva preferita che non avrebbe mai potuto indossare quotidianamente per le lezioni universitarie.
Prese il suo zaino per le gite fuori porta e ci mise dentro tre libri, due quaderni e tutto il contenuto della sua borsetta: “Oggi parco!” sorrise mentre cercava di sistemare il tutto in maniera logica ed ordinata.
Il parco era poco distante da casa sua ed ogni giorno, mentre andava a prendere il bus, volgeva il suo sguardo e il suo pensiero tra gli alberi e i prati. Ogni volta percepiva una specie di disagio o invidia nei confronti delle persone libere di passeggiare, correre, riposare in quell’immenso verde.
<<Evviva>> pensò quando varcò il marciapiede. Il parco era semideserto e questo la fece sorridere: <<Che bello>> e si tolse le scarpe per percepire, senza essere giudicata da nessuno, l’erba sotto i propri piedi.
Si rilassò come mai prima e camminò lentamente facendo però ben attenzione a dove mettesse i piedi per paura di calpestare qualcosa di pericoloso. Il solo pensiero le fece rimettere le scarpe.
Poi cercò un posto adatto a lei ovvero un luogo erboso con un poco di penombra delle fronde degli alberi.
Erica s’inginocchiò togliendosi lo zaino e controllò che il suo posto verde fosse pulito dalla sporcizia o che non ci fossero delle siringhe di drogati come suggeriva una sua vecchia paranoia e, quando capì di essere al sicuro, finalmente si rilassò.
Inspirò lentamente l’aria nei polmoni più volte e sollevò lo sguardo sotto quel cielo così azzurro che riuscì a rallentare tutti i suoi molteplici pensieri di preoccupazione quotidiana.
Erica si lasciò andare e si coricò prona immergendo anche la testa tra le decine di piccole foglie d’erba.
Si rilassò completamente.
Accese i suoi pensieri sulle percezioni di quel momento: la sofficità dell’erba sul corpo, il profumo leggermente pungente delle foglie d’erba, la leggera brezza di terra che spirava da terra verso il mare poco lontano.
Le venne in mente l’ultimo ricordo di un momento così rilassante e si rammentò divertita dello scorso inverno con gli amici a fare gli angeli sulla neve.
Lo stesso gesto fu istintivo e strofinò le braccia e le gambe sull’erba soffice per poi fermarsi come se volesse abbracciare l’intera terra.
Relax e pace.
<<Mi diresti il perché di tutto questo?>> percepì all’improvviso.
I suoi occhi si aprirono e non videro nessuno nei dintorni.
Il calore del sole, la leggera brezza e la sofficità dell’erba la rilassarono nuovamente.
<<Mi sapresti dire il perché di tutto questo?>> percepì di nuovo nella sua mente e si spaventò: “Ma cosa? Chi è?” Erica alzò il volto, ma non vide nessuno da nessuna parte: <<Che ci sia qualcosa tra i fili d’erba?>> pensò ad uno strumento tecnologico andato disperso da qualcuno e poi immaginò divertita tanti piccoli omini nascosti molto famosi in tutto il mondo.
Il suo pensiero si tramutò in preoccupazione quando udì nuovamente quella voce profonda e lenta: <<Saresti così gentile da aiutarmi? Sono io, mi sei sopra. Mi senti?>>
Erica si spaventò e si alzò per vedere se aveva schiacciato inavvertitamente qualcuno o qualcosa ma non vide nulla di strano: “Si…” la sua voce tremolante non nascose il suo allarmismo: “… ti sento.”
La ragazza mosse la testa concentrandosi sul da dove potesse provenire quella strana voce calma: <<Bene. Mi sapresti dire perché io ho perso così tanti capelli negli ultimi tempi?>>
Erica allargò le proprie orecchie e, quando percepì quella voce nella propria testa senza poterla udire, riuscì a dire solo qualche parola: “Ma tu chi sei? Dove sei?”
<<Io sono tutto ciò che stavi abbracciando…>>
“Cosa?” si sconvolse Erica e provò a pensare: <<Mi vuoi dire che tu sei…>>
<<Già. Esattamente. Ora. Potresti gentilmente dirmi perché io ho perso così tanti capelli nell’ultimo periodo?>>
“Non può essere. Sto forse sognando?” Erica affollò come sempre la propria mente di troppe domande simili a questa, ma il mondo le rispose sempre in maniera pacata e rassicurante: <<No. Non stai sognando e non sono il frutto della tua immaginazione. Tu possiedi ora la volontà di ascoltarmi, tutto qui.>>
Ad ogni parola, Erica provò a concentrarsi su quella voce e cancellò all’improvviso ogni ansia: <<Ma perché? Voglio dire: perché io?>>
<<Io a questo non ho risposta. Sei tu che la possiedi o che la puoi ottenere. A tal proposito, tu sapresti dirmi il perché ho perso così tanti capelli nell’ultimo periodo?>>
<<Capelli?>> Erica era sorpresa sia dall’insolita domanda e sia dal fatto che quella conversione avvenisse solamente nella sua mente ed incominciò a ripensare di essere diventata matta oltre al fatto che sarebbe dovuta andare dal suo medico curante e che avrebbe dovuto quindi prenotare e che…
<<Basta! Si. Ascoltami. Capelli! E non stai diventando matta! Sono io che sto diventando matto ad ascoltarti! Sto cercando di chiederti una cosa sola.>>
<<Ma io non capisco la tua domanda…>> Erica era confusa e le salì l’ansia quando capì di essere
apparsa poco sveglia e non all’altezza della situazione: <<… tu hai dei capelli?>>
<<Certo. Potrai vederne uno poco lontano da te.>> Allora Erica alzò lo sguardo e vide l’albero che proiettava la propria ombra su di lei.
<<Perché nell’ultimo periodo ne perdo sempre di più? Soffrirò mica di allopatia?>>
Erica capì la domanda e s’irrigidì al pensiero della risposta.
<<Me li avete tagliati voi? Ma perché così tanti?>>
<<Non gli posso dire la verità…>> le sfuggì il pensiero.
<<Ma io la voglio sapere>>
Erica a tal parole si spaventò e non si trattenne: <<Li usiamo per costruire, fare carta o mobili o altre cose utili.>>
<<E perché la mia acqua diventa improvvisamente nera? A volte mi appaiono delle inquietanti macchie nere. Perché?>>
Erica si sfogò: <<Senti. Abbiamo molte colpe ma io con tutto questo non c’entro nulla!.>> pensò con forza.
<<Io non capisco. Perché?>> percepì mentre continuava di discolparsi: <<Ci sono stati degli incidenti petrolifici ma noi non avremmo mai voluto che accadessero delle cose del genere. Tu non puoi curarti?>>
<<Io? Io non ho certo la forza di riparare a tutti i vostri danni. Certo mi sono infuriato più di una volta pur di favi capire di smetterla, ma tutto ciò non mi ha dato nessuna risposta positiva. Per questo sto comunicando a te in questo momento.>>
<<Perché a me tutto questo?>> si chiese immediatamente Erica diventando consapevole che nulla avrebbe potuto nascondere al mondo.
<<Ti ho già spiegato che la risposta è dentro di te. Tu possiedi una percezione delle cose fuori dal comune ed hai la capacità potenziale per trasmettere le mie parole. Io sono vecchio, molto vecchio, ho girato intorno al sole per quattro miliardi e mezzo di volte e non possiedo più le energie per rimediare alle vostre stupide scelte. Io vi ho visto nascere, crescere e la vostra evoluzione è stata frutto di un mio desiderio: ho sempre desiderato che qualcuno potesse prendersi cura di me e voi avete quel potere. Potresti diffondere per me questo messaggio?>>
Erica prese le sue cose e fuggì via.
Sotto un Cielo così Azzurro di Mattia Bellunato 18/01/2011 (Tutti i diritti riservati).

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