Il signor Eraclito era quasi un centenario, ma portava bene i suoi anni ed uscì da casa sua da solo che era primo pomeriggio.
L’anziano volle uscire presto per potersi godere la splendida giornata di sole primaverile dopo due giorni di pioggia incessante. Si sentiva fortunato a vivere nel proprio alloggio al confine con i parchi aperti e quindi volle passeggiare un po’, prima di presentarsi all’appuntamento.
Elegantissimo per l’occasione, la sua mente divagò durante la rilassante camminata cittadina con il suo passo lento accompagnato dal ticchettio del proprio bastone di olivo.
Nel pomeriggio avrebbe potuto finalmente incontrare dal vivo, dopo più di trent’anni di lontananza, uno dei suoi più cari amici: il signor Eleto Tsira o più semplicemente Eleto per gli amici.
L’appuntamento era stato fissato vicino al quarto parco della città d’Argento, non troppo distante dalla sua abitazione.
Eleto sarebbe dovuto arrivare in città con i carrelli veloci, dato che abitava piuttosto lontano, nei pressi della capitale.
Eraclito attraversò il confine del parco con un certo piacere data la minima quantità di traffico in quell’ora. Il verde parco era semideserto e il venerando si mise comodo su di una panchina e si rilassò per una mezzora ascoltando della musica rilassante dal suo cappello convertita la settimana prima da suo figlio.
Al termine del ventesimo brano musicale diede un’occhiata al suo multi – braccialetto per controllare l’ora e se per caso suo figlio avesse cercato di contattarlo.
Quindi si avviò lentamente verso il luogo dell’appuntamento.
Tutto intorno a lui, il grande giardino si arricchiva di nuova gente, soprattutto adolescenti ed anziani. Sotto i suoi occhi soddisfatti, in un grosso prato, una pattuglia delle forze dell’ordine prese in arresto qualche giovane per riportarlo nella propria scuola.
Eraclito raggiunse il luogo dell’appuntamento: un vecchio tratto di autostrada asfaltata secoli fa che ora era adibita a parcheggio dei carrelli per chi si volesse fermare nella zona verde.
Il vecchio si rimise comodo su di una panchina limitrofe, spense la musica classica e, in attesa dell’amico, si soffermò ad osservare verso l’alto le linee di trasporto che scorrevano veloci nelle due direzioni di viaggio.
In quella zona circolavano solo le lente linee cittadine, le sole che non intimorivano il vecchio a differenza di quelle commerciali ed extraurbane capaci di trasportare carrelli anche a velocità straordinarie. “Quelle nuove linee ti potrebbero portare via la testa…” borbottando gli sfuggì una frase dai propri pensieri, poi capì di essere completamente solo e continuò: “È l’ora. Dovrebbe arrivare da un momento all’altro.” Il suo sguardo si spostò verso l’orizzonte tra i palazzi altissimi divisi dalla via di trasporto e vide spuntare un carrello carico con sopra seduto il suo amico. Eraclito sorrise e si alzò in piedi togliendosi il cappello. Avanzò lentamente, ma poi diede una rapida occhiata di preoccupazione al suolo nel caso avesse superato erroneamente la linea gialla
d’atterraggio.
Il carrello semitrasparente si distaccò dal cavo di trasporto superiore a quello di parcheggio e rallentò moltissimo fino fermandosi in uno dei tanti posti adibiti. Eleto era al settimo cielo quando scese dal veicolo: “Eraclito, vecchio mio!”
I due si abbracciarono con foga e ad Eraclito s'inumidirono gli occhi dalla gioia: “Anche a me fa molto piacere rivederti vecchio mio. Uff. Non così forte!” Scherzò.
Eleto era un vecchietto poco più giovane, ma quando i due lavorarono insieme per la produzione delle linee di trasporto decise di farsi impiantare dei bio – potenziatori nelle braccia: “Oh scusami Eraclito, a volte, per l’emozione, mi risulta difficile utilizzare con delicatezza le mie braccia sempre giovani. Sei vecchio signor Eraclito! Sei proprio un anzianotto!” L’amico esplose in una fragorosa
risata di piacere: “Che bello rivederti!”
Eracleto si toccò il costato dolorante, ma non smise di sorridere: “Vale anche per me, ma tu ti fidi ancora a salire su questi cosi volanti?” Il decano puntò il proprio bastone verso una carrucola che permetteva al cavo della linea di tornare indietro.
“Certo. Io sono anni che uso il carrello per spostarmi, dai tempi in cui si diffusero dalla capitale.
Oramai gli altri mezzi non li usa più nessuno, neanche per il trasporto delle merci. Non dirmi che tu non sei mai salito questi nuovi modelli perché non ci credo.” Eleto guardò l’amico ad occhi stretti, ma l’affezionato alzò il naso in segno di superbia: “Si. Si, ma fu una pessima esperienza. Io preferisco affidarmi alle mie vecchie e care gambe e al mio fedele bastone.”
Il più giovane osservò il bel bastone di legno intarsiato: “Si, ho visto, ma perché non ti fai innestare delle beta – gambe? Al giorno d’oggi sono a portata di tutti e non sono più interventi invasivi come ai nostri tempi. Dopo neanche una settimana di riabilitazione potrai di nuovo tornare a camminare e a correre come quando eri giovane. Pensaci.”
Eraclito sbuffò: “No. Non mi interessa proprio. Nostro signore mi ha fatto con queste gambe e queste mi tengo anche se sono lente. Non mi piace tutta questa biochimica che va di moda al giorno d’oggi. Ora sediamoci.”
I due tornarono alla panchina e si misero comodi uno di fianco all’altro: “Elacrito, vedo che non sei cambiato molto, eh? Sei sempre stato così scettico verso le cose nuove, cambierai mai? Mi ricordo ancora il tuo vecchio comunicatore portatile che aveva persino lo schermo da pigiare…” Il decano lo interruppe turbato: “Ora non lo voglio neanche più vedere se è per questo, ho solo questo multi – braccialetto che mio figlio mi costringe ad usare in caso di urgenza, ma lo uso solo per sapere l'ora.
E tu invece? Ti sei fatto fare anche un beta – cervello?” Scherzò.
Eleto rise divertito: “Magari! No, quello non l’hanno ancora inventato, ma ho fatto qualcosa di simile.” Anche il compagno sorrise e lo anticipò: “Hai deciso di vendere il tuo cervello a quelli che dicono di conservarlo in eterno per poi ridarti in futuro una nuova vita?”
Questo fomentò lo risate dell’amico che si asciugò gli occhi prima di continuare: “No. No. Non hai mai sentito parlare dell’aldilà virtuale?”
“No.” Eraclito si mise per scongiuro una mano in mezzo alle gambe mentre l’amico rise della sua ingenuità: “No, non ti devi preoccupare. L’aldilà virtuale è una cosa scaramantica ed è anche una cosa piuttosto divertente.”
L’anziano si rimise composto ed alzò un sopracciglio folto: “Allora di che si tratta? Adesso ti filmano anche dopo che sei morto? Ormai ci possono filmare ovunque.”
“Hai ragione, ma non si tratta di questo. Vedi, l’aldilà virtuale è un nuovo genere d'interazione di massa, ma in verità è qualcosa di completamente diverso.” Sorrise Eleto visto lo strano interesse del suo amico che però lo interruppe di nuovo: “Mi ricordo ancora quando mi feci giocare a quel vecchio videogioco balordo con tutti quei cavalieri, re e maghi di ogni sorta, dove ogni sera ci toccava sconfiggere qualche mostro insieme, come si chiamava?”
Il vecchietto arzillo si grattò la testa: “Parli di World of War? Fu un gran bel gioco quello! Un pezzo storico delle interazioni di massa, ma, aspetta, ti stavo spigando che cos’era l’Aldilà Virtuale, no? Dovresti iscriverti anche te!”
Eraclito scosse vistosamente la testa: “Ma, a dire il vero, io non ci tengo molto ad andare all’aldilà per ora!”
“Ma non ti ho detto che è un gioco?” Eleto allargò le braccia: “Ora ti spiego. Praticamente tu ti colleghi in rete e vai su YourNirvana e ti registri per creare il tuo avatar come una volta, ma inoltre dovrai compilare delle schede sul tuo carattere. Il tuo personaggio virtuale sarà così mandato nel primo livello del gioco ovvero nel Purgatorio da dove inizierà il suo destino nell’aldilà. La cosa divertente è che ogni volta che ti ricollegherai ti verrà chiesta una domanda personale come una preferenza, un’opinione o una scelta specifica che andrà a modificare il carattere del tuo avatar e potrà di conseguenza andare in paradiso o all’inferno, ma lui vivrà per sempre!”
Per l’impeto delle parole dell’amico il decano s’intimorì: “Quindi, se ho ben capito, attraverso dei questionari puoi creare una tua copia virtuale che vivrà in eterno anche se non ci sarai più?”
“Si, esatto! Ma non solo.” Gli occhi di Eleto iniziarono a brillare per l’emozione: “Tu potrai in qualsiasi momento andare a vedere il tuo avatar, dove sarà finito, che cosa possiede e come sarà in relazione agli altri avatar dei tuoi amici e come si comporta. Se si comporterà bene andrà a divertirsi in paradiso mentre se si comporterà male allora soffrirà all’inferno e tutto questo a seconda dei tuoi dati personali. Io adoro Nirvana.”
“Lo avevo capito.” Eracleto si dimostrò piuttosto scettico, come sempre: “A me sembra tutta una scusa per farti dire gli affari tuoi. Ci sono sempre degli interessi dietro a queste cose. Non mi piace.”
“Ma ci siamo già tutti in paradiso, manchi solo più te. Tutti i nostri amici di professione e gli altri.
Ricordati questo nome: YourNirvana e stasera vai a cercartelo in rete.” Eleto fece un occhiolino all’amico che però si mise a borbottare: “Ti ho già detto che non mi interessa, io la rete la uso solo per le cose serie:. La uso per chiamare, per le notizie e per votare ogni giorno.”
“Ti metti a votare ogni giorno?” Lo sguardo di Eleto si fece sempre più sorpreso: “Non dirmi che voti ancora manualmente? Questo significherebbe che tu ti metti a leggere ogni legge o emendamento dal governo centrale?”
Il decano annuì: “Ovvio. Votare è una cosa seria. Tutti dovremmo essere consci di ciò che si decide per il futuro. Io non mi fido degli algoritmi informatici.”
Eleto sorrise: “Ora che ci penso, io li impostai al mio diritto di voto qualche settimana dopo la mia laurea. Io non sono mai stato un appassionato di politica come te. Quasi non ricordavo più di aver fatto questa cosa.”
Lo sguardo di Eraclito si fece sempre più serio: “Ricordati che il voto è un diritto e un dovere civico. È l'unico modo che abbiamo per esprimere concretamente il nostro parere su ciò che ci sembra giusto e ciò che è sbagliato e non possiamo affidare anche questo alle macchine. Non possiamo mettere a rischio il nostro libero arbitrio.”
Eleto scosse la testa: “Ma una volta mi hanno spiegato che compilando le proprie schede caratteriali per il programma di voto del governo, questo può effettuare le elezioni e le votazioni secondo il tuo carattere e la tua opinione, senza dubbi di sorta.”
Il decano batte un colpo al suolo col proprio bastone: “Ma una persona può crescere e diventare migliore di quel che effettivamente è, insomma, le opinioni si possono cambiare e questo sistema automatico non ne tiene conto in questo modo!”
Eleto fece spallucce: “Si, ma potrai sempre ricompilare le tue schede caratteriali in qualsiasi momento.”
“Ma vuoi capire che questo sistema non ti permette di pensare con la propria testa? E inoltre potrebbero rubare la tua identità.” Eraclito prende un attimo di fiato: “Per esempio, magari hai una certa opinione sulle forze armate dello stato, ma puoi avere un’opinione diversa verso le missioni militari a cui sono collegate. Come fa un programma a capire questa tua sottigliezza?”
“Ascolta. Io a queste non ci voglio neanche pensare o doverci penare. Sono cose da cervelloni e subire sfilze di documenti legali e noiosi con tutti quegli articoli e commi non mi piace. Io mi fido degli algoritmi, ormai tutti lo fanno.”
“Non dovresti.” Detto questo Eracleto si alzò dalla panchina: “Posso offrirti qualcosa da bere?”
L’amico sorrise: “Certamente, niente di meglio dopo un lungo viaggio. Dove mi porti? In un drink bar?”
“Macché!” Sbuffò Eraclito: “Ti porto a casa mia! Non mi va di farti bere tutte quelle bibite chimiche del giorno d’oggi!”
Anziani nel 3183 di Mattia Bellunato 28/04/11 (Tutti i Diritti Riservati)

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